.

  stefaniafuscagni [ Blog ufficiale di Stefania Fuscagni ]
         










19 settembre 2006

ORIANA FALLACI, ADDIO A UNA DONNA APPASSIONATA DELLA REALTA’

E’ morta una donna vera e severa, ammirabile e appassionata nel suo amore per la realtà in un’epoca di opacità del pensiero dei cosiddetti maitres à penser.

E’ voluta morire a casa sua, nella nostra Firenze, come segno di un legame inscindibile quasi a testimoniare il bisogno di una appartenenza profonda e irrinunciabile. In queste ore tanti scriveranno su Oriana Fallaci a me viene da dire che il contributo forse più importante che ci ha lasciato è stata la sua capacità di guardare la realtà per quello che era.

Lucida, libera, coraggiosa, irriverente, vera e severa, innamorata del reale anche quando era teatro di guerra e di scontro, appassionata dell’umano in ogni sua declinazione, consapevole della crisi profonda dei nostri tempi e pronta a denunciarla senza fare sconti a nessuno.

Una donna di cultura autentica e a tutto tondo capace di leggere la contemporaneità e capace di dire cose scomode e controcorrente che hanno svegliato molte coscienze intorpidite.

Sentiremo la sua assenza e credo che ci mancherà la sua intelligenza acuta e il suo sguardo capace di penetrare dentro le cose del mondo.

Stefania Fuscagni




permalink | inviato da il 19/9/2006 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



4 agosto 2006

PER LA LEGGE 40 MAURA COSSUTTA SARA’ IL “LUPO PECORAIO”

Chissà se il Ministro Turco quando ha dato l’incarico a Maura Cossutta di revisionare le linee guida delle legge sulla procreazione assistita ha pensato alla storiella del “lupo pecoraio” che altro non è se non la metafora del “nemico”- il lupo - travestito da amico-pecoraio - che, sotto mentite spoglie, approfitta della sua posizione?

Se c’è un’azione politica che permette di pensare all’attività dell’On. Maura Cossutta senza metterla in relazione al padre Armando è di certo la sua avversione, ideologica, profonda e personale, alla legge 40. Ha ragione il Ministro Turco quando dichiara che “le linee guida non modificano la legge, ma possono fare molto” ed è per questa ragione che bene facciamo ad essere preoccupati per questa scelta che dimostra, senza dubbio, la volontà da parte della sinistra di “decostruire” punto su punto tutto ciò che è stato fatto dal Governo Berlusconi e che, come in questo caso, è stato confermato da un voto popolare.

Il punto è che di “lupi pecorai” è piena l’Unione che ha deciso, e del coraggio oltre che dell’impudicizia le va dato atto, di sbocconcellare ogni riforma senza neppure la fatica e l’onere di cercare il consenso della maggioranza parlamentare per cambiare le regole.

Sul perché di questa scelta non abbiamo dubbi visto che ogni volta che l’Unione deve confrontarsi con le forze che la compongono è presa da timori e tremori ma crediamo che almeno su questioni così delicate e che hanno visto gli italiani prendere chiaramente posizione dovrebbe prevalere un atteggiamento meno furbesco.

Rimane aperta la questione dell’apporto dei cattolici nel centro-sinistra e, visti i tempi, c’è da aspettarsi che a travestire il lupo (Maura Cossutta) da pecoraio pronto a sbranare la legge 40 siano proprio loro; ovviamente sempre dopo aver affermato con bizantinismi degni di miglior causa che tutte le “pecorelle” sono destinate ad andare in paradiso!




permalink | inviato da il 4/8/2006 alle 11:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



24 luglio 2006

L’ACCORDO SULLE STAMINALI E’ IL “DE PROFUNDIS” PER I CATTOLICI DELL’UNIONE

Le staminali sembrano non spaccare più l’Ulivo e sarebbe una buona notizia se in coda al ragionamento non ci fosse l’assoluzione del voto di Mussi che non a caso parla di accordo accettabile.

La mozione del centro sinistra elaborata il 18 luglio e sottoscritta da tutta l’Unione compresa Rifondazione Comunista se da una parte afferma che gli embrioni sono vita e per ciò stesso non si possono toccare dall’altra tuttavia prevede la possibilità di sperimentare sugli embrioni congelati.


Mi pare francamente una posizione inaccettabile. Il cristiano laico-credente ha molto ritegno e usa infinita prudenza quando deve definire i propri valori come non negoziabili perché sa che quei principi stanno al di fuori, o meglio al di sopra, della “contrattazione” politica e concettuale, sono quei valori sui quali non ci si mette neppure al tavolo della trattativa perché ogni trattativa è il presupposto della “negoziabilità” di quel medesimo principio.

E’ per questo che la storia, la politica e la Chiesa stessa intesa come Istituzione ci insegnano che ogni modernità, ogni avanzamento della scienza e della tecnica può mettere in discussione quasi tutto salvo uno o due principi che sono, per la loro intrinseca e sostanziale staticità, non negoziabili. Se, come mi pare che sia, la vita e la dignità del “vivo” sono per i laici credenti principi non negoziabile che si pongono quindi al di là di ogni sforzo di mediazione, di ogni sofismo, di ogni verve sindacale allora la posizione dei cattolici dell’Unione “provoca” il buon senso.

Mi pare che questa mozione sia “geneticamente modificata” poichè il problema della vita si riduce a una questione “climatica” per cui non si sperimenta sugli embrioni ma si sperimenta su quelli congelati. La domanda è: chi li congela? Ci sono embrioni che si congelano da soli oppure qualcuno li deve congelare?

Si è forse risolto il problema? Direi proprio di no; cominceremo a dividerci sulla bontà e laicità del congelamento degli embrioni! Siamo di fronte, insomma, a una mozione che dimostra ancora una volta la inessenzialità sostanziale dei cattolici nel centro-sinistra che non credo abbiano il compito di cambiare nome ai problemi o di ridurre la questione della vita ad una “questione climatica” o di dimostrare che pur di non uscire con le “ossa rotte” ogni volta che si parla di valori si è disposti a fare della vita stessa oggetto di contrattazione politica.

Mi pare che ci sia poco da aggiungere siamo di fronte al “de profundis” dei cattolici dell’Unione ridotti a trattare su tutto, compresa la vita, e costretti a cercare il “via libera” dalla CEI senza capire che la questione non è l’avallo della Chiesa ma la capacità di saper stare in politica da cattolici profondamente laici e quindi aperti alla trattativa su tutto ma non sulla vita, neanche su quella congelata.

Stefania Fuscagni
Consigliere Regionale
Responsabile della Consulta Cattolica di Forza Italia della Toscana




permalink | inviato da il 24/7/2006 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



29 giugno 2006

I cattolici come testimoni della verità

Sono da decenni abbonata e lettrice attenta di Cittànuova, il settimanale dei Focolarini, grazie all’inesorabile pressing di un uomo buono e dolce che si chiama Giovanni. Lo leggo con ammirazione e senza adesione, con la curiosità di chi guarda e di chi esplora senza conformismi strade nuove; con la fiducia verso chi impegna la propria vita per cause giuste. Ma proprio per queste ragioni sento il bisogno di manifestare al Direttore di Cittànuova la sincerità di un malessere che nasce dal profondo dei miei convincimenti.

Nel numero del 25 giugno, dedicato all’incontro di Pentecoste del Papa con i Movimenti, ritengo non a caso, sono presenti due servizi; il primo, che evoca l’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici per reprimere sanguinosamente l’insurrezione magiara, così titolato: “Budapest 2006. Il vincolo più forte che esiste”. Sottotitolo:”Per il 50° anniversario dei ‘volontari di Dio’, il Volontarifest, un grande appuntamento mondiale, approda sulle rive ungheresi del Danubio. Non uno”show”, ma un grande ‘gioco’. Serissimo”. Il secondo  servizio, prendendo spunto dall’epistolario di Vittorio Foa, Miriam Mafai e Alfredo Reichlin, Il silenzio dei comunisti, edito da Einaudi, nella forma di un’intervista agli attori che, con la regia di Ronconi, ne hanno interpretato la teatralizzazione porta il titolo: “Un epistolario in scena. Perché si è taciuto?”. Il sottotitolo: “ Ne ‘Il silenzio dei comunisti’ Luca Ronconi teatralizza il carteggio fra Foa, Mafai e Reichlin. Ne parliamo con Luigi Lo Cascio e Maria Paiato, due degli interpreti”.

La combinazione mi ha colpito in quanto ancora la storiografia scientifica contemporanea italiana è stata omertosa o meglio non ha portato alla conoscenza del grande pubblico ciò che nel resto dei libri di testo europei è un dato storico acquisito cioè il parallelismo tra i due totalitarismi – quanto a repressione violenta delle libertà – quello nazista (decennale) e quello comunista (settantennale). Se, come appassionata di storiografia comparata, non avessi saputo quanto sangue ‘quella invasione’ e ‘quei silenzi’ avevano provocato su persone in carne e ossa, avrei detto che erano due occasioni: l’una, per una festa celebrativa di volontari del Focolare a Budapest, l’altra per un confronto, uno spettacolo amarcord tra tre intellettuali amici. Completamente evirato il giudizio e il ricordo storico di due tragiche realtà.

Manipolazione consapevole? Purtroppo credo di no. La definirei piuttosto istintiva su base culturale. Mi spiego: i due servizi non negano i fatti: la ricorrenza dei 60 anni della dura invasione sovietica dell’Ungheria e il silenzio dei comunisti e in particolare degli intellettuali comunisti sui “delitti e …stragi di massa che avveniva(no) nelle tundre gelate della Siberia, nelle pianure ucraine, nelle prigioni di Mosca e di Leningrado”, ma li collocano inaccettabilmente come occasioni, come incidenti della storia connettendo quel male (comunismo) non al male che ha prodotto,  ma al bene che ne è stato reazione. Così si impedisce che la coscienza collettiva e individuale di chi poco è informato possa formulare un giudizio storico di verità. Non sto accusando alcuno di buonismo assolutorio, ma intendo soffermarmi sulle modalità inaccettabili in cui ci si allontana dalle ideologie totalitarie e in particolare dal comunismo senza una definitiva autocritica. Come a dire: dal male può nascere il bene. Chiara Lubich sulle pagine di Cittànuova, appena nata nel 1957, scrive:”C’è stata una società capace di togliere il nome di Dio, l’amore di Dio nel cuore degli uomini. Ci deve essere una società capace di rimetterlo al suo posto(…)Occorre fare un blocco di uomini di tutte le razze, condizioni, legati dal vincolo più forte che esiste, l’amore reciproco, lasciatoci dal Dio fatto uomo morente come testamento(…)Occorrono discepoli di Gesù autentici nel mondo, discepoli che volontariamente lo seguano(…), un esercito di volontari, perché l’amore è libero”. E stata quella la prima scintilla da cui sono nati i “volontari di Dio”, una delle più innovative espressioni dei Focolari”. Da qui parte l’amplissimo racconto del ‘Volontarifest’, l’evento che si svolgerà in autunno a Budapest per celebrare il 50° anniversario della nascita del loro movimento.


Se la storiografia scientifica non avesse ‘colpevolmente taciuto’ sui morti provocati dal marxismo-stalinismo tanto da non emergere nella cultura corrente dell’insegnamento scolastico, se nell’attuale cultura e prassi politica non ci trovassimo alla Camera dei Deputati come Presidente un uomo di Ri-fondazione comunista che glissa sulla ‘Fondazione comunista’, se come Segretario della stessa Camera dei deputati non fosse stato eletto dalla maggioranza di governo un ex Capo del gruppo armato di Prima linea, se alla vice-presidenza delle Commissione giustizia del Senato non ci fosse già portavoce dei vivaci giovani del Centro sociale Leoncavallo di Milano, nei banchi di Camera e Senato non sedessero, tra le file dell’attuale maggioranza , in contemporanea le vedove degli assassinati da terroristi rossi, forse la inconsapevole manipolazione mi sarebbe sfuggita, ma così no. I Focolarini sono i primi a sapere che, senza verità non c’è né carità né vero perdono.

 

 

 

 




permalink | inviato da il 29/6/2006 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



16 giugno 2006

Al referendum un sì per ammodernare il Paese

I numerosi appuntamenti elettorali di questi ultimi mesi hanno finito per indebolire il dibattito intorno al referendum del 25 e 26 giugno. Credo, al contrario, che sia veramente un appuntamento importante per il nostro Paese e che sia necessario esprimere un sì convinto e non di misura.

Un sì all’ innovazione istituzionale che tanto manca a questo paese; un sì perché ci sia veramente un federalismo fiscale (sempre e comunque sussidiario) che sappia essere in grado di gratificare le eccellenze dei territori e che permetta ai cittadini di “controllare” da vicino il rapporto tra risorse investire e risultati ottenuti; un sì per superare il bicameralismo perfetto che con il passare del tempo ha paralizzato questo Paese rendendo l’iter legislativo una lenta e accidentata corsa a ostacoli; un sì per diminuire il numero dei parlamentari e per ringiovanire la nostra politica.

Questi sono i punti su cui confrontarsi e dispiace, seppure non sorprende che la Sinistra cambi le carte in tavola dicendo che questa riforma stravolge la nostra costituzione cioè l’insieme di quei valori che i nostri padri costituenti hanno scelto per dare forma alla nostra carta costituzionale.

Non è così; la Riforma non tocca il cuore della nostra Costituzione, tanto è vero che va a modificare la parte seconda della Carta, ma ammoderna i meccanismi istituzionali, quei meccanismi che ogni paese consapevole di sé sa di dover e poter modificare senza che qualcuno, in buona o in cattiva fede, senta il bisogno di gridare allo scandalo.

Stefania Fuscagni




permalink | inviato da il 16/6/2006 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



3 aprile 2006

Valori universali e valori “non negoziabili”

La questione dei valori ha raggiunto un’inedita centralità - e non solo nella fase elettorale – sì da richiedere un supplemento d'attenzione. E’ questa la ragione per cui vorrei sottoporre ai lettori di ToscanaOggi, che sul tema dispongono di un patrimonio culturale consolidato, alcune riflessioni suggerite dall’attualità. Il cuore della contraddizione o - se si vuole - del paradosso a me sembra essere l’apparente inconciliabilità in una società globalizzata, dunque – di fatto - pluralista nelle culture, con un sistema di valori universali e di valori  ‘non negoziabili’. 

Tale fenomeno si manifesta sia all’interno delle società occidentali – si pensi al rivival del laicismo duro riesploso in Italia – sia tra queste e le altre culture, in particolare quelle islamiche. Mi spiego: quando Papa Benedetto XVI, di fronte ai Delegati del Partito Popolare Europeo lo scorso 30 marzo, afferma che vita, famiglia e educazione sono valori “non negoziabili” e scatena reazioni negative intransigenti da parte delle solite grandi firme, cosa significa? Andiamoci a vedere dentro: Gian Enrico Rusconi sulla Stampa sostiene che in democrazia, dove il dialogo è il presupposto della convivenza, non possono darsi idee e valori ’non negoziabili’ in quanto ciò minerebbe ogni possibilità di confronto reale. Osservo solo che, con ciò, si verrebbe a dire che la tolleranza e/o il relativismo valoriale sarebbero valori superiori agli altri, e dunque anch’essi ‘non negoziabili’. 

Si profila in questo ragionamento un'artificiosa incompatibilità tra società a identità forte e società a identità debole dove i metodi (democrazia, dialogo, ecc..) finiscono per sostituire i valori come la vita, la libertà, l’uguaglianza tra uomo e donna. Di fatto, cosa può succedere quando valori che in una cultura sono valori fondanti quali la libertà, l’uguaglianza tra esseri umani di sesso diverso, la vita come valore supremo sono avvertiti da altre culture forti, quali quelle islamiche, addirittura come minacciosi disvalori da combattere in quanto strumenti dell’ egemonia culturale dell’Occidente? E cosa può succedere quando una società a identità debole si viene a confrontare con una società a identità forte che vede nei valori della prima dei non-valori così destabilizzanti per se medesima  a tal punto da suscitare – diremmo per legittima difesa identitaria - forme di terrorismo fondamentalista? 

Qui frange il concetto di ‘valore universale’ che è al contempo cristiano e illuminista. Qui si divaricano definitivamente o possono ricomporsi la cultura laica dei credenti e la cultura laica dei non credenti. I cristiani laici-credenti hanno nei loro cromosomi storici sia l’esperienza della rivoluzione culturale da loro apportata presso i romani e i popoli barbarici europei grazie a quei principi da loro ritenuti ‘non negoziabili’, sia i frutti di quel  Rinascimento che il grande Garin definì cristiano, sia l’epifania di quell’ Illuminismo che, partendo dal concetto cristiano di individuo-persona, ha poi contribuito a sostituire il Dio-persona con il Dio-Idea. Ritengo che questa memoria dia ai cristiani laici credenti gli strumenti per praticare quella “fedeltà creativa” rispetto ai ‘valori non negoziabili’. 

Un atteggiamento non velleitario rispetto alla rovente complessità della nostra contemporaneità. La domanda è: “Che ne sarà di quella cultura dei ‘valori universali’  elaborata in senso laico? Non può non meravigliare il fatto che sia proprio un Occidente, cristiano nelle sue radici, oggi vastamente scristianizzato e non credente ad essere posto sotto accusa per quei valori che hanno avuto il loro sviluppo dalla concezione personalista, elaborata dalla tradizione cristiana che ha definito la cultura occidentale. Da qui l’urgenza per i cristiani laici credenti e laici non credenti di tradizione cristiana di riflettere come reinterpretare intellettualmente e vitalmente quei principi che nel corso della storia hanno determinato l’affermarsi di civiltà ad essi ispirati. 

 

Due casi ci mostrano quanto ciò sia urgente da un lato e difficile dall’altro. Il primo: Stefano Rodotà, già presidente dell’Authority delle Comunicazioni reagisce all’affermazione del Papa sui “valori non negoziabili” a metà tra il supponente e lo sdegnato definendoli frutto di un'isteria ideologica (v. La Repubblica  del 1 aprile.: “Famiglia e bioetica: furore ideologico”) con ciò rappresentando un pregiudizio aprioristico e oggettivamente sterile. Il secondo caso significativo dell’urgenza ma, anche della capacità reattiva dei Pastori della Chiesa non ‘politicamente corretti’: il Vescovo di Grosseto, vedendosi negato in visita pastorale l’ingresso in una scuola di Roccastrada, con l’ombrello sotto la pioggia, ha aspettato gli studenti all’uscita. Quale il significato di ciò?  

Certamente è di buon senso ritenere che, se fosse potuto entrare, avrebbe parlato del valore della pace, della solidarietà verso i bisognosi vicini o lontani, del valore del dialogo, ma anche della difesa della vita dal suo concepimento alla sua fine, cioè avrebbe parlato di valori ‘non negoziabili’ che oggi la Chiesa ripropone con una forza maggiore di sempre. E la ragione c’è: la Chiesa. ricca di un'esperienza millenaria in tema di rapporto scienza e fede, ha - prima di altri - preso atto e rielaborato il cruciale passaggio tra una ricerca scientifica, fino ad oggi protesa a migliorare in tutti i campi le condizioni di vita, e una ricerca scientifica che entrando potentemente nell’area della vita stessa apre strade così inedite da interpellare in modo diverso sia gli stessi scienziati che la stessa società umana. 

La Chiesa paga lo scotto di essere uno dei soggetti, forse il principale, ad avere gli strumenti convincenti e saldi per contrapporsi ai tanti relativismi seguiti alla caduta delle ideologie le cui scorie rischiano di contaminare più o meno consapevolmente anche coloro i quali aderiscono a valori ritenuti ‘non negoziabili’ ed universali. Il dialogo è veramente aperto.




permalink | inviato da il 3/4/2006 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



7 gennaio 2006

L' "ORO PURO" DI DON LUIGI

L’"oro puro" di Don Luigi

Quando all’indirizzo della mia posta elettronica Emanuele Bellato mi ha chiesto di poter fare un articolo sull’attualità del pensiero sturziano non ho potuto  proprio dire di no. E questo non solo perché, come poi cercherò di dire, Sturzo è, a dispetto delle tante citazioni e dell’ inflazione di “figli e nipoti”, ancora una “miniera” quasi inesplorata, ma anche perché con Bellato qualche anno fa, insieme ad altri amici giovani e meno giovani, costituimmo il Movimento per l’Europa Popolare che faceva del popolarismo sturziano “pre-democristiano” l’orizzonte politico di riferimento.

Fatta questa premessa che mi piaceva non “tacere” a dimostrazione del fatto che “comunque al pensiero di Sturzo, ogni attuale pensiero politico italiano deve ritornare”, rimane il fatto - del tutto singolare per ogni scrittura del ‘900 che non sia poetica – di un linguaggio-pensiero, quello di Don Luigi Sturzo che fulmina i fenomeni politico-sociali con la freschezza e il calore di che li ha misurati alla luce della sua tensione morale personale. Credo non sia estraneo a questa modalità di scrittura il fatto che Don Sturzo, si laureò in Sociologia quando ancora la disciplina non aveva definito i suoi statuti e protocolli dunque era più “interdisciplinare” o “transdisciplinare” e, naturalmente per il doloroso quanto purificante bagno anglosassone a fronte del tradizionaleturgore dell’italica retorica. Sturzo fu il primo teorico-di azione dell’impegno politico dei cattolici in una ormai consolidatato regime  democratico, ortodosso ma pronto a pagare di persona per il riscatto dai pesanti condizionamenti prodotti dalla Breccia di Porta Pia e dalla fine del potere temporale da un lato e dall’altro per riconfermare la inconciliabilità assoluta con la teoria e la prassi del marxismo ideologico e reale. Un apparato storico e culturale ancora in piedi se non appesantito nel secondo dopoguerra dall’equivoco dei Sovietici liberatori dal totalitarismo nazista e conseguente ‘mito della resistenza’ fondativo del riconquistato regime democratico italiano. In questo contesto si colloca la sua battaglia contro “i mali passi” dei cattolici quando non comprendono i rischi dell’apertura a sinistra e la valenza negativa delle correnti che minano gli partiti stessi, ma soprattutto quel cuneo di pensiero - inconciliabile con il pragmatismo “attualista” proprio della pur grande Democrazia cristiana - secondo il quale il buon governo nasce dalla buona cultura. Don Sturzo si batté,  attonito, incredulo e ancora perdente, contro la scelta di accettare lo scambio tra la strategia gramsciana della penetrazione culturale della società da parte della cultura marxista, a favore di una  prassi politica tesa a mantenere il controllo dei gangli di governo da parte della ‘occidentale’ Democrazia Cristiana. La pressione della storia ha così ricacciato l’oro puro del pensiero sturziano come in un giacimento archeologico protetto. E siamo ad oggi; non siamo nella “categoria” della semplice attualità del pensiero e neppure nella dimensione della lungimiranza, siamo pienamente all’interno della “laica profezia”, della anticipazione di una realtà che era lontana, della capacità non tanto di prevedere ma di “lanciare”  il pensiero oltre il reale contingente senza perdere le dinamiche del realismo. Sturzo ha disegnato un progetto politico che era fuori dal suo tempo: ha pensato ai cristiani in democrazia in un’epoca dove ancora era viva la lacerazione di Porta Pia e dove la democrazia era “sospesa” (durante il fascismo) o appena nata (nei primi anni repubblicani). Non solo ma delinea il dna del popolarismo e i valori distintivi degli uomini “liberi e forti”: senso di responsabilità, capacità di iniziativa e servizio, onestà e competenza, cultura del rischio produttivo.

Nel leggere i suoi scritti si ha l’impressione che quest’uomo sia andato a “spasso” nel tempo e che, seppure attuale, sia riuscito a mettere tra parentesi l’attualità per “dare un’occhiata” ai tempi futuri quasi come se fosse convinto che la miseria di quegli anni fosse un incidente della storia e che valeva la pena essere con il corpo e con la testimonianza negli anni presenti (non cedé al fascismo come tanti “resistenti” del giorno dopo) ma con la testa ad un “dopo” che non poteva non venire. Per questo don Luigi è stato amato e detestato, sempre letto e citato dai suoi contemporanei, ma non è stato applicato. Il pensiero politico sturziano è ancora tutto da “vivere” e declinare, è un oro puro che va estratto dalla miniera e “speso”, investito, fatto circolare. Sono convinta che il tempo di oggi sia il tempo in cui Sturzo può finalmente uscire dal patrimonio culturale di molti di noi per diventare “esperienza politica concreta”. La domanda è: chi sono oggi i pionieri che avranno il compito di “enucleare politicamente” un pensiero per farlo diventare una realtà? Chi sono oggi gli esploratori che possono portare alla luce l’oro puro,ancora incontaminato dalla prassi, per farne “monete” di esperienza? Non si possono fare nomi e cognomi, non sarebbe conveniente e neppure corretto, ma certamente si può fare un identikit di chi ha le caratteristiche e anche di chi queste caratteristiche non le ha. Ripartiamo dai valori dei “liberi e forti”: senso di responsabilità, capacità di iniziativa e di servizio, onestà e competenza, cultura del rischio produttivo. Già una certa parte di mondo politico anche di ispirazione cattolica che si dichiara ancora statalista, centralista, che non ama il rischio produttivo e che vede la “ricchezza” e il mercato come il “male possibile” è, evidentemente, fuori gioco. E’ fuori gioco anche chi, forte di una declinazione spesso eccessivamente pauperista del pensiero cristiano, pensa che lo sposalizio tra il cattolicesimo impegnato in politica  e la sinistra sia la strada maestra. Non è sturziano, almeno ai miei occhi, chi pensa ad una riedizione della DC per il semplice fatto che la DC non fu essa stessa sturziana. E’ della partita ogni tentativo, magari non ben rifinito, di chi ha chiara la necessità di dare forza ad un movimento o partito che sappia unire i cattolici non confessionali con i laici non laicisti, che si riveda nel “quartetto valoriale” dei liberi e forti e che, e questa volta perdavvero, abbia il coraggio di fare lo sturziano invece di dirsi sturziano. Se qualcuno, arrivato alla fine di questo articolo, penserà che sono stata provocatoria vorrà dire che ha colto il senso di quello che volevo essere ma, arrivati a questo punto, abbiamo solo due strade: o far vivere il pensiero di Don Luigi Sturzo per quello che intendeva essere oppure avere il buon gusto di smettere anche di parlarne.

Stefania Fuscagni
Consigliere Regionale della Toscana, già Segretario Generale del Movimento per l’Europa Popolare




permalink | inviato da il 7/1/2006 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



27 novembre 2005

CONVEGNO AGESC, L'INTERVENTO DEL MINISTRO MORATTI

Vi proponiamo l'intervento del Ministro Moratti al Convegno AGESC: una missione educativa. Trent'anni di Agesc



Eminenza, cari genitori,

siamo riuniti oggi per celebrare i 30 anni della missione educativa dell'Agesc; trent'anni di un impegno che il tempo non ha affievolito, anzi, ha reso più consapevole e motivato, per la promozione della famiglia nella scuola e, in particolare, nella scuola cattolica. Questo momento, tuttavia, non è semplicemente celebrativo, ma è un'occasione per tracciare un bilancio degli sforzi compiuti in vista di nuove sfide e prospettive.

Proprio per questo consentitemi una riflessione che ritengo indispensabile condividere con voi tutti, perché so quanto è forte il vostro impegno per cercare risposte nuove a quelle domande che sempre più insistenti si alzano dal mondo giovanile di fronte a un disagio che non è soltanto generazionale, ma che coinvolge l'intera società. Una società dai ritmi sempre più convulsi e frenetici che spesso impediscono il dialogo tra adulti e giovani, tra figli e genitori, tra insegnanti e allievi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un fenomeno contraddittorio: da un lato si sono moltiplicate, soprattutto attraverso i nuovi media, le occasioni di incontro, di scambio, di informazione; dall'altro si è progressivamente perduta la gioia di stare insieme, di condividere, di approfondire; da un lato la superficialità di un consumismo che ha veicolato tra i giovani falsi miti legati al successo, al potere, al danaro; dall'altro la progressiva perdita di valori vissuti nei comportamenti della vita quotidiana, di relazioni distese, di capacità di dialogo.

In un appello sottoscritto in questi giorni da autorevoli intellettuali, giornalisti, imprenditori, docenti si è sottolineato: "E' in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli... E' diventato normale pensare che tutto è uguale, che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. Si vive come se la verità non esistesse, come se il desiderio di felicità di cui è fatto il cuore dell'uomo fosse destinato a rimanere senza risposta. E' stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, costretti a camminare come nelle sabbie mobili, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere".

Condivido pienamente questa analisi, che ci pone tutti di fronte a una grave responsabilità e mette in evidenza la necessità di un legame sempre più stretto - direi di un patto - tra genitori e insegnanti. Famiglia e sistema educativo svolgono un compito fondamentale nella formazione dei giovani ed hanno la primaria responsabilità nella trasmissione di valori umani e morali, poiché in ogni altro luogo della nostra società questa continuità di trasmissione ci appare oggi spezzata proprio dalla modernità senza cultura, senza storia e senza radici che minaccia i legami sociali, lo spirito dell'accoglienza.

Per garantire il pieno successo formativo degli allievi è necessaria una concreta interazione tra insegnanti e genitori, come abbiamo previsto con la riforma, affinché scuola e famiglia possano insieme aiutare i ragazzi e le ragazze a trovare le proprie motivazioni e vocazioni, a superare i momenti di difficoltà e a diventare cittadini liberi e responsabili.
La nostra azione va in questa direzione, attraverso un ripensamento della funzione della famiglia: da un concetto ormai inadeguato di "rappresentanza partecipata" siamo passati a un concetto di "cooperazione attiva". La famiglia viene ad interagire con la scuola e con il territorio, in una logica di "comunità educante" che ridisegna e valorizza il ruolo di tutti i soggetti della formazione, a partire da quelli centrali: genitori e studenti. Sarà questa comunità educante nel suo insieme a favorire anche quel dialogo tra adulti e giovani al quale ho fatto cenno.

A questo proposito vorrei citare proprio in questa sede due esempi concreti, due esperienze significative che sono state presentate nel corso dell'ultima Giornata europea dei genitori. La prima riguarda una ricerca sui giochi delle generazioni passate realizzata in un istituto secondario di secondo grado con la collaborazione dei genitori. La ricerca si è poi trasformata in esperienza pratica nelle scuole primarie, dove i bambini hanno potuto giocare con i grandi riscoprendo la gioia vissuta dai loro coetanei di tempi lontani.
La seconda esperienza, realizzata in alcuni istituti comprensivi, è nata dall'incontro di genitori di nazionalità diverse, che attraverso speciali "giornate" dedicate ai cibi, ai costumi, alle fiabe dei loro Paesi d'origine hanno condiviso nella scuola con i loro figli e con i bambini italiani il piacere di stare insieme. Iniziative come questa favoriscono in modo concreto la piena integrazione. Permettetemi di soffermarmi su un altro aspetto della nuova scuola che stiamo costruendo. Esiste in molti istituti un fenomeno diffuso di cui pochi parlano: il volontariato. Esso, oltre a rappresentare un valore aggiunto per la coesione sociale, con le sue pratiche educative di tipo collaborativo, contribuisce a sviluppare nei giovani il senso di appartenenza alla comunità e quindi la dimensione del dialogo, della cittadinanza attiva e consapevole.

Ormai il 10% delle scuole italiane ha avviato un progetto di volontariato o di solidarietà. C'è chi ha acquistato una mucca per bambini ruandesi che non hanno latte, chi ha contribuito alla costruzione di una scuola in Tanzania, chi ha donato sangue per chi è malato. Anche un impegno in iniziative di utilità sociale può essere di sostegno per ritrovare relazioni corrette e positive con gli altri. Le attività di volontariato a scuola, nel 2° ciclo di istruzione, sono aumentate dell'80% rispetto all'anno precedente e, per la prima volta, sono state censite anche quelle del 1° ciclo: vi hanno preso parte circa 1.200 scuole, 230.000 studenti e più di 5.000 docenti.
Potrei continuare a lungo nel proporvi esempi di quella scuola, di quella "comunità educante", nella quale nascono e si concretizzano le iniziative che rappresentano la migliore risposta a quel disagio diffuso che si avverte tra i giovani di cui ho parlato poco fa. Ma desidero ora soffermarmi brevemente sulle nuove opportunità date dalla riforma che rappresentano un importante punto di incontro e di collaborazione tra genitori e insegnanti. Nella nostra riforma la famiglia è messa in grado di scegliere nei momenti fondamentali del percorso educativo, a partire dalla possibilità di anticipare l'iscrizione del figlio alla scuola dell'infanzia e alla scuola primaria: decisione che non è più ridotta a semplice scadenza temporale uguale per tutti.

L'articolarsi delle attività in obbligatorie, opzionali e facoltative, con la possibilità di scelta per studenti e genitori, dà sostanza e contenuto perché si concretizzi il "patto educativo" tra scuola e famiglia. Il portfolio delle competenze chiede ai genitori e agli studenti di essere soggetti attivi anche nella valutazione, nel rispetto dei ruoli e delle competenze di ciascuno.

L'introduzione della figura dell'insegnante tutor offre alla famiglia la possibilità di un dialogo continuativo e un riferimento preciso per articolare unitariamente il percorso formativo attento alla persona nella sua peculiarità.

L'Invalsi è uno strumento che ci pone nella prospettiva europea di superare l'autoreferenzialità della scuola, nell'ottica di controllare i risultati, piuttosto che gestire centralisticamente i processi. L'obbligo scolastico che diventa "diritto-dovere" non rappresenta solo una differenza terminologica, ma un cambiamento nel rapporto Stato-cittadino che vede quest'ultimo, quindi la sua famiglia, protagonista della propria formazione.

Sono innovazioni che hanno richiesto anche un forte impegno comunicativo: grazie al vostro contributo, insieme a quello delle altre associazioni di genitori, abbiamo potuto realizzare Seminari di formazione in tutto il Paese per far conoscere alle famiglie le opportunità che hanno in questo quadro ordinamentale.

Sono opportunità nuove che rendono indispensabile il ruolo dell'associazionismo perché le scelte vengano compiute con sempre maggior consapevolezza e responsabilità supportando i singoli genitori nel loro interloquire con gli operatori scolastici, nel segnalare le disfunzioni e nel porre richieste appropriate in atteggiamento costruttivo, perché non manchi il contributo originario, proprio delle famiglie.

Le giornate europee dei genitori e della scuola, che abbiamo realizzato insieme, in quattro edizioni, sono state fortemente volute, per promuovere la cultura dell'associazionismo e diffondere i progetti che le Associazioni hanno attivato capillarmente con l'impegno e il sacrificio di tanti di voi ai quali va il mio ringraziamento.

Per quanto riguarda più specificatamente la scuola cattolica, la mia presenza oggi, sta ad esprimere tutto l'apprezzamento per opere che si qualificano come autentiche comunità educanti. Esse si caratterizzano come luoghi in cui, alla luce di una chiara ipotesi educativa, proposta ed accolta, gli studenti vengono introdotti nella realtà con quel rigore metodologico che, unito ad un'alta tensione ideale, rappresenta il vostro servizio migliore alla scuola di tutti. E' un servizio ancora poco riconosciuto. A tutti i livelli, fino alle agitazioni di piazza, s'incontrano molte resistenze a modernizzare la scuola, ad inserirla in un contesto europeo, distinguendo il ruolo dello Stato regolatore e controllore da quello di gestore diretto. Ancora oggi viene contrapposta la scuola paritaria, definita "privata", alla scuola "pubblica", cioè statale.

La privatizzazione della scuola pubblica viene agitata ad ogni azione di governo della scuola, ostacolando innovazioni urgenti e radicali. E' ancora lungo il cammino verso una realizzazione, in ambito scolastico, del principio di sussidiarietà che valorizza l'impegno dei cittadini, singoli ed associati, nel rispondere ai propri bisogni, di cui quello educativo è certamente fra i fondamentali, per garantire lo sviluppo libero delle nuove generazioni.

Sono, infatti, consapevole che il cammino è arduo, tuttavia il contributo alle famiglie rappresenta un punto di non ritorno che, per il 2° anno, riconosce e sostiene il diritto dei genitori di scegliere la scuola per i propri figli. E' necessario incrementare e perfezionare questo strumento che, in tanti modi è stato contrastato, nonostante realizzi principi di equità e libertà.

Con i suoi trent'anni di vita, l'Agesc testimonia che questi principi possono concretizzarsi in un'intensa e varia attività per promuovere, non un privilegio di qualcuno, ma un bene per tutti.

Grazie!




permalink | inviato da il 27/11/2005 alle 8:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



25 novembre 2005

I SILENZI CHE NON GIOVANO ALLA FESTA DELLA TOSCANA

Non si può certo dire che la Regione Toscana non abbia il senso della solennità e delle ricorrenze basti vedere la poderosa “macchina” messa in piedi per la Festa della Toscana: seduta solenne del Consiglio Regionale, concerto commemorativo, oltre 700 eventi disseminati in tutte le province.

Non critichiamo la volontà espressa da parte della Regione di ricordare una data simbolica che vide la Toscana, per prima, abolire la pena di morte nel lontano novembre del 1786 così come condividiamo la scelta di dedicare all’Europa gli eventi di quest’anno.

Per inciso ci fa piacere vedere come le risorse per dare vita a tutti questi eventi ci siano e quindi i cosiddetti tagli del Governo che metterebbero le Regioni in difficoltà non corrispondono al vero.

Tuttavia ci saremmo aspettati che il 9 di novembre, anniversario della caduta del Muro di Berlino e quindi data significativa per la piena liberazione dell’Europa dal totalitarismo, non fosse passato come “giorno ordinario”, come giorno del silenzio.

Il Parlamento italiano, con la legge 61 del 15 aprile 2005, ha istituito il Giorno della Libertà proprio per celebrare una data importante per tutta l’Europa.

Non era questa un’occasione per dimostrare un atteggiamento attento e consapevole da parte della Regione Toscana? Una delle precondizioni per mantenere vivo il senso della libertà è guardare con occhio libero tutta la storia.


Con questo silenzio la Regione sembra ancora una volta aver rimosso il tema dei totalitarismi e la necessità di una definitiva condanna del comunismo.

Stefania Fuscagni




permalink | inviato da il 25/11/2005 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



9 novembre 2005

9 NOVEMBRE 2005, PRIMA FESTA NAZIONALE DELLA LIBERTA'

Forza Italia ha proposto e contribuito a fare approvare insieme alle altre forze della maggioranza la legge n. 61 del 15 aprile 2005 che istituisce la Festa Nazionale della Libertà, da celebrarsi il 9 novembre, in ricordo della storica giornata nella quale cadde il muro di Berlino, simbolo degli orrori e dell'oppressione comunista in Europa e nel mondo.


Celebrare il 9 novembre significa non soltanto ricordare la seconda liberazione dell'Europa dalla tirannide di questo secolo (dopo il nazismo, il comunismo), ma anche riproporre le responsabilità storiche e politiche che la sinistra italiana tenta di rimuovere o sottovalutare.

Se oggi non puoi venire a Roma (alle 17 al Palazzo dei Congressi all'Eur), segui la manifestazione in diretta collegandoti al sito nazionale www.forzaitalia.it.


Passaparola ai tuoi amici!




permalink | inviato da il 9/11/2005 alle 9:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


sfoglia     agosto       
 


Ultime cose
Il mio profilo



Sito di Stefania Fuscagni
RETE DELLE LIBERTA'
Forza Italia.it
Fondazione Liberal
Ragionpolitica.it


Blog letto 24189 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom